Lamezia Terme (dal nostro inviato) -La ‘Ndrangheta controlla il ciclo edile e il ciclo dei rifiuti che fruttano alla criminalità organizzata diversi milioni, nel frattempo la Calabria cade nel baratro, i politici parlano di decreto sicurezza quando l’insicurezza è davanti agli occhi dei cittadini che ponendo il problema delle ecomafie come secondario non si preoccupano delle 30 milioni di tonnellate di amianto che stanno nelle case di tutt’Italia.  A Trame 9 prende parola sulle ecomafie Stefano Ciafani presidente di Legambiente, che ha subito introdotto il tema precisando come le mafie oggi vadano poco di “moda”, volendo sottolineare che il dibattito su esse si è inabissato. La Calabria – spiega Ciafani, intervistato dalla giornalista ambientale Rosy Battaglia – è la terza regione con più Ecoreati, basti pensare agli oltre 650 reati sui rifiuti, alle 1000 persone che sono state denunciate e ai 12 arresti e circa 350 sequestri avvenuti in  un anno, praticamente parliamo di una discarica abusiva al giorno. 

Rispetto alla lotta di Legambiente, Ciafani dice: “Il governo non ci aiuta. Legambiente ha dovuto lottare per più di vent’anni con altri partiti politici che, interessati alla tematica, hanno stilato con sudore la legge sui reati ambientali del 2015”.Questa legge rende tutti i reati inerenti all’ambiente punibili penalmente, mentre prima erano considerati reati di tipo amministrativo che “non andavano a sporcare il “curriculum” delle aziende”. Infatti la Ndrangheta offre alle aziende prezzi del 20-30% inferiori alla media per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati, un costo molto basso che – come vuole ricordare il presidente di Legambiente – fa capire alle aziende come lo smaltimento sia gestito illecitamente da associazioni a delinquere. Le aziende colpevoli in prima persona di questo scempio scendono a patti con la Ndrangheta che smaltendo i rifiuti con metodi non consoni uccide non solo i cittadini ma anche la Calabria. I metodi per risolvere il problema ci sono, basti pensare che introdurre la raccolta differenziata porta a porta taglierebbe una gran fetta di mercato dell’ Ecomafia, ma passano in secondo piano rispetto il problema dei migranti usato come capro espiatorio: “una realtà che influisce in una percentuale di gran lunga inferiore rispetto all’impatto che la gestione mafiosa della cosa pubblica ha sulla vita della popolazione”.

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