Qui il nostro speciale per seguire le precedenti tappe di Tullio Berlenghi.

“Oggi è il gran giorno”, comincia con questo pensiero la nona tappa. Le condizioni atmosferiche non sono ancora favorevoli, ma almeno la pioggia ha concesso una tregua e dopo aver caricato tutto il necessario sulla bici “vedo subito in lontananza le cime innevate dei Pirenei. Sembrano irraggiungibili, ma so che è là che dovrò arrivare. L’orizzonte come confine”. Ad aspettare Tullio, ci sono le montagne del Tour De France, quelle che mescolano i sogni alle fatiche, “sono sui Pirenei e sto affrontando il più alto passo della catena montuosa che divide la Spagna dalla Francia”, “mi fanno venire in mente due cose. La prima è il libro “Gobbi come i Pirenei” e la seconda è “una canzone dei Tetes de Bois, la canzone del ciclista”.
Il tema che accomuna la canzone e il libro è quello del gregario perché “anche la vita è fatta di gregari”, infatti “nulla di quello che succede potrebbe essere senza l’apporto di quelli che lavorano dietro le quinte, ma la cui competenza e impegno sono essenziali”. Il vento in quota mostra la sua forza e Tullio rischia quasi di sbandare, una volta in cima è tutta discesa fino ad Andorra dove “arrivo così nella capitale del più grande dei piccoli stati europei. Il posto è incantevole, immerso tra i Pirenei. La città nel complesso mi entusiasma meno. Complice un regime fiscale favorevole, le strade sono disseminate di negozi di ogni genere e il traffico è piuttosto caotico. Non è il mio genere. Mi importa poco. La mia testa è ancora sul Port d’Envalira: “E penso a te che sei in cima alla salita””.

Decima tappa, il tempo è ancora incerto, si parte da Andorra e il primo tratto è in discesa e, dopo aver superato la dogana, Tullio è in Spagna mentre costeggia il fiume Valira, “il panorama è molto bello e il fiume offre scorci davvero interessanti, che meriterebbero di essere immortalati. Peccato che abbia iniziato a piovere e sono costretto a 10rinunciare”. Dopo la prima sosta in terra spagnola, nel comune di Ponts, finalmente smette di piovere ma a mettere in difficoltà Tullio, questa volta, è un forte vento. “Lungo il percorso incontro un altro cicloturista. E’ partito dalla Bulgaria e sta andando a Lisbona. Riusciamo a fare due chiacchiere e a scambiarci qualche consiglio. Siamo, purtroppo, d’accordo su un punto: l’Italia, che pure vanta un patrimonio paesaggistico, naturalistico e culturale straordinario, non brilla per sensibilità nei confronti di fa turismo in bicicletta”, ma per fortuna “c’è chi si impegna da tempo e con qualche apprezzabile risultato” per rendere migliore la situazione ciclo-turistica italiana. Dopo  più di sei ore in sella e 125 km percorsi, Tullio arriva a Balaguer “graziosa cittadina di origine medievale”.

Il giorno dopo si riparte, l’undicesima tappa “è abbastanza tranquilla”. Un mix di strade bianche e terreno asfaltato portano Tullio “tra i campi coltivati e aziende zootecniche” e “piccoli centri abitati” tra cui Vimbodi che “pare sia uno dei più importanti complessi monastici d’Europa, recentemente inserito nella lista del patrimonio dell’umanità dall’UNESCO”. “A proposito di patrimoni da salvaguardare, in questi giorni ho dedicato una particolare attenzione al rispetto dei cittadini nei confronti del proprio territorio. Per esperienza so che in Italia non c’è molta sensibilità sul tema e le strade sono disseminate di rifiuti di ogni genere. Ignoranza e menefreghismo sono alla base11 di un comportamento odioso, di cui paghiamo tutti il prezzo, per essere costretti a subire un degrado di cui non siamo responsabili e per dover pagare gli eventuali (ma le amministrazioni non sono particolarmente sollecite) interventi di bonifica”. Dopo la sosta di Montblanc la strada è si prevalentemente in discesa ma con un forte vento contrario non c’è un attimo per rilassarsi, “riesco comunque ad arrivare a Reus, la seconda città della provincia di Tarragona (da cui la separano appena 10 chilometri) e che ha dato i natali ad Antoni Gaudi, il vulcanico architetto che ha progettato opere straordinarie come il Parco Guell, la casa Batilò e l’ancora incompiuta Sagrada Familia, i cui lavori sono iniziati nel 1883”.

Secondo le previsioni di Berlenghi, la dodicesima tappa, sarebbe dovuta essere semplice, senza sorprese, “inutile dirlo, ma i fatti smentiscono in fretta la teoria”. Dopo giorni di pioggia è ancora il vento contrario il grosso problema, e “nonostante la strada sia in pianura e anche lievemente in discesa, devo faticare molto per tenere una velocità piuttosto modesta” ciò che lo consola è che presto tornerà vicino al mare perché “è sempre una bella sensazione alzare gli occhi e guardare il mare”. Per raggiungere il mare ci sono “sostanzialmente due strade” e “per ridurre il tratto da percorrere sulla N-340 (piena di camion che sfrecciano velocissimi) provo, ancora una volta, ad affidarmi al famigerato programma. Mai come questa volta mi sono pentito”. Il navigatore lo porta in tratti difficili
da percorrere in bici fino ad una salita al 21% di pendenza “che manco 12sui Pirenei mi è capitato di trovare”. Tullio cambia idea e alla prima occasione si immette sulla N-340 “a questo punto meglio i camion”. La strada lo porta fino al delta del fiume Ebro “una splendida zona naturale, che è diventata area protetta” e dopo aver lasciato la N-340 “si biforca e prendo quella che costeggia il mare, fino a raggiungere la mia destinazione, Vinaros. Sono nella Comunidad Valenciana”.

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Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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