di Giorgia Soriani e Gabriele Roscini

In questi ultimi anni, in cui si parla sempre di più del cambiamento climatico e della sua importanza, vi sarà sicuramente successo di sentir parlare di fake news e di negazionismo. In pratica, per ogni allarme climatico, si diffondono in rete false notizie che offrono spiegazioni alternative dei fenomeni disastrosi, travisano i fatti e le cause, smentiscono le analisi della comunità scientifica. E tale disinformazione ha successo, raggiunge le persone con enorme rapidità ed efficacia.

Ma quali sono queste fake news? Perché si creano e qual è il loro pericolo?

Ce lo spiega Francesca Buoninconti, naturalista di formazione che ormai da anni si occupa di comunicazione della scienza e di giornalismo scientifico.

Quali sono le principali fake news che circolano sul cambiamento climatico?

Beh di sicuro le principali fake news sul cambiamento climatico sono che non esiste o che non sia colpa delle attività umane. Sono almeno 40 anni che sappiamo di quanto e perché si sarebbe alzata la temperatura media globale. A svelare per la prima volta al mondo come l’anidride carbonica introdotta in atmosfera avrebbe cambiato le temperature della Terra è stato il Charney Report, nel 23 luglio 1979. Il rapporto aveva già individuato il colpevole – l’uomo – e prospettava un futuro disastroso se non si interveniva subito. Purtroppo così non è stato, tranne che in rari casi.

Come e quando nasce una fake news? Ci può fare un esempio?

E’ spesso in concomitanza di eventi catastrofici che nascono nuove fake news. È successo per esempio con gli incendi in Australia. Mi riferisco alla fake risalente ai primi di gennaio sulle “180 persone arrestate per gli incendi”. Una vera e propria bufala cavalcata dai negazionisti del clima. La realtà è che un comunicato della polizia del Nuovo Galles del Sud, lo stato più colpito dagli incendi, è stato travisato appositamente e rilanciato da alcuni siti, come InfoWars, conosciuti per le loro posizioni negazioniste sul clima, e da diversi bot e troll su Twitter con l’hashtag #ArsonEmergency (emergenza piromani). In realtà quel numero, usciva fuori da un’accozzaglia di dati che in buona parte non si riferiva neanche all’attuale stagione degli incendi. Di quegli oltre 180, solo 24 erano stati davvero arrestati per incendi dolosi negli ultimi mesi.

Secondo lei perché è stata creata questa fake news?

La somma era stata fatta appositamente e comunicata in modo distorto con l’hashtag #ArsonEmergency proprio per attribuire la responsabilità degli incendi ai piromani e non agli effetti del cambiamento climatico in corso, come invece sostengono gli scienziati e l’Australian Government Bureau of Meteorology.

Quale è il lato più oscuro delle fake news e del negazionismo?

La cosa più pericolosa è che la maggior parte delle volte, dietro la diffusione di una fake news, c’è un interesse preciso di chi la diffonde. Nel caso degli incendi in Australia si voleva smentire l’importanza e gli effetti del cambiamento climatico. Negare il cambiamento climatico significa, invece, non prendersene la responsabilità, soprattutto a livello politico ed economico.

C’è un modo per contrastare il cambiamento climatico?

Contrastare davvero il cambiamento climatico implica una rivoluzione del nostro mondo, del modo di fare qualsiasi cosa: dall’alimentazione ai viaggi, dalla mobilità cittadina allo stare su internet. E questo ovviamente ha un peso e un impatto su imprese, aziende e multinazionali, prima che su tutti cittadini.

In sintesi, negare i cambiamenti climatici fa comodo alla politica e all’economia, e la gente tende ad ascoltare volentieri e a credere a quello che la rassicura e la fa stare bene. Le fake news vengono costruite proprio per dire agli utenti quello che essi vogliono sentirsi dire, a volte anche per spaventarli ad arte e renderli affamati di rassicurazioni, di risposte che prontamente vengono fabbricate, deformando la percezione della realtà e la lucidità degli utenti.

A tutti piacerebbe credere che i cambiamenti climatici, con gli scenari disastrosi che ci minacciano, siano solo favole, che le piogge torrenziali, la siccità disastrosa, gli incendi, lo scioglimento dei ghiacciai siano fenomeni passeggeri, eccezionali, o peggio fisiologiche bizzarrie del pianeta che si riequilibreranno da sole. Purtroppo non è così, e finché nasconderemo la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, per non vedere la realtà, la sabbia continuerà ad arroventarsi sempre di più, arrostendo le teste e tutto il resto.

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