Il collettivo studentesco Sharewood, l’Università di tutti/e sta organizzando da diversi giorni conferenze online intitolate:

L’ipocrisia del Capitalismo Verde.

L’idea è quella di costruire un dibattito che riesca a fornire un quadro più chiaro sulla transazione ecologica che l’Unione Europea ha dichiarato voler attuare entro il 2050.

Tra gli ospiti il professore di Economia Ecologica e Politica Ecologica all’università di Barcellona Riccardo Mastini.

Durante il suo intervento il professor Mastini ha espresso e motivato lo scetticismo nei confronti delle scelte politiche ed economiche previste dall’UE per il Green New Deal:

I due principali punti critici riguardano la progettualità dell’obiettivo ‘Net Zero’ 2050, e una revisione della gestione e distribuzione delle risorse previste dal Green New Deal.

Entrambe queste due critiche si rifanno a un principio comune del professore:

“La lotta al cambiamento climatico è inizialmente una lotta di classe. Combattere la crisi climatica significa infatti lottare per un’equa distribuzione delle risorse e degli oneri“.

Per quanto la citazione di stampo marxista sia evidente, il principio che il professore vuole esprimere è che non si può pensare a una reale transazione ecologica se non si abbandonano dei precetti fondamentali del capitalismo:

Il primo tra tutti proprio riconvertire le risorse a beneficio dei più, e dei meno abbienti che sono coloro che attualmente pagano il prezzo più alto della crisi climatica nonostante ne siano i meno responsabili.

Mastini aggiunge: “La banca europea degli investimenti anziché rassicurare gli investitori del green new deal a costo di privatizzare i profitti e socializzare le perdite dovrebbe proprio lavorare per eliminare le politiche di portafoglio.”

Lo scetticismo del professore all’università di Barcellona deriva -oltre che dalle politiche liberiste che l’Europa continua prediligere nonostante siano le stesse responsabili del disastro ambientale del XXI secolo- anche dall’approssimativa progettualità di un piano concreto per un avvicinamento agli obiettivi fissati per il 2030 e il 2050.

Se davvero l’UE è intenzionata a ridurre le emissioni del 50% entro il 2030 e raggiungere l’indipendenza dai combustibili fossili entro il 2050 allora è necessario un piano serrato, concreto e realistico che permetta alle singole realtà europee di muoversi in una direzione di graduale transazione ecologica.

Questo perché attualmente, la maggior parte dei progetti sui quali l’Europa ha deciso di investire sono in fase sperimentale, e a soli 9 anni dalla prima fase dell’obbiettivo non possiamo permetterci il lusso di compiere un azzardo in questo campo.

Anche la Grande Muraglia Verde che altro non è se non un progetto pilota per combattere la crisi climatica, è già parecchio in ritardo sulla tabella di marcia.

Bisogna che si prenda atto delle reali difficoltà che i paesi possono incontrare nell’abbandono dell’energia fossile, e indirizzare la transizione energetica a favore dei piccoli e medi imprenditori, e dei consumatori.

I quali rappresentano il maggior numero della popolazione e su cui bisognerebbe puntare per raggiungere un realistico Net Zero.

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