buona

Ambiente? Non una parola. Semplicemente non se ne parla. Nelle 136 pagine del rapporto labuonascuola, il progetto del governo sul quale è in corso la consultazione via web, la parola ambiente non compare neppure una volta. Educazione ambientale, allora? No, nessun report alla ricerca. Sostenibilità? Si, ecco, c’è, ma è la “sostenibilità delle attività nel tempo extracurricolare attraverso l’affitto degli spazi a realtà esterne”. Ed Ecologia? Niente, nessun risultato.  Hanno dimenticato di nominare l’Ambiente.

“Assenza di Ambiente”, è il titolo dell’intervento di Agata Maddoli, docente alla scuola primaria Giuliotti di Greve in Chianti. Maddoli è una dei 35 insegnanti italiani di ogni ordine e grado che per primi, in ordine di prenotazione, hanno aderito al Meeting Docenti Giornalisti Nell’Erba. A Bovino, uno dei borghi ufficialmente (e realmente) più belli d’Italia, in provincia di Foggia, dal 17 al 19 ottobre, sono arrivati dalla Calabria come dal Trentino, dalla Sardegna come dal Lazio, i docenti della rete dei gNe per parlare di didattica e formazione, per seguire workshop di giornalismo ambientale, sull’energia, sulla Media Education, per incontrarsi e scambiare esperienze, per visitare il paradiso naturale e sostenibile dell’area dei Monti Dauni, ma soprattutto per formulare insieme una prima bozza di proposta per l’educazione ambientale nelle scuole da sottoporre prima all’intera rete (10mila scuole) e poi al governo.

“All’appello dei punti fondamentali della buona scuola manca proprio l’ambiente”, continua Maddoli.  “Dobbiamo preparare i ragazzi al futuro, in modo lucido e reale, pianificando l’azione educativa guardando in avanti di almeno un ventennio”, dice in attacco al suo intervento Vincenzo Desiderio, professore di filosofia e religione all’istituto superiore Piazza Resistenza di Monterotondo (Roma). Chi progetta la scuola deve andare “oltre il presente”, e non solo sui temi presi in esame da Daniel Pennac qualche giorno fa. C’è una scuola che lo sa; c’è già, nel nostro Paese, quella buonascuola che prepara per il futuro reale, il futuro fatto di cittadini consapevoli, di azioni sostenibili, di risorse naturali tutelate, di cura del pianeta, di scienza e tecnologia per l’ambiente, di interventi concreti e immediati per un futuro che è già arrivato, quello delle emergenze, del climate change, della fame, della siccità, della sete.

L’educazione ambientale, grande assente del documento di Renzi e Giannini, striscia tra una materia e l’altra negli obiettivi inseriti nelle Indicazioni Nazionali, ma non ha dignità autonoma, non ha riconoscimento di Educazione o Disciplina, non ha chiari step da raggiungere. Al meeting di Bovino si inseguono le tracce sporadiche inserite qua e là tra le competenze di base in scienze e tecnologia, si esaminano – e si bocciano tutti – i disegni di legge presentati finora per l’introduzione dell’educazione ambientale nelle scuole, perché impraticabili o perché inconsistenti o perché campati per aria o perché urlati al solo scopo di avere un titolo sui giornali o per tutte queste ragioni insieme. Si fa uno screening dei progetti per le scuole proposti dagli enti locali in modo organico (dove ci sono, come a Bolzano Trento, Venezia, in questi giorni anche il Parco Castelli Romani, con progetti più naturalistici).

Uno dopo l’altro, parlano tutti. “La buona scuola è oltre il muro, si impara meglio ciò che si vive”, è il titolo di Annalisa Persichetti, docente al liceo Alessi di Perugia.

“Giornalisti Nell’Erba è nel nostro Pof da anni. L’ambiente deve entrare nella Costituzione delle scuole”, dice Gaetano De Masi, magico e infaticabile organizzatore, nominato, nel corso del meeting, primo Preside dei Docenti gNe. E Barbara Forti, della Primaria Don Milani di Monte Porzio Catone fa eco: “In mancanza di un’esplicita programmazione curricolare di educazione ambientale nella scuola italiana, il progetto gNe costituisce l’unico punto di riferimento formalizzato sulle tematiche ambientali, utile contenitore di progettualità anche per i bambini BES (con bisogni educativi speciali)”.

“Se non agiamo in fretta, in Calabria la storia non sarà a lieto fine, arriveranno draghi e trivelle, ruggiranno lungo le nostre spiagge… e sarà tardi”, dice Emilio Vincenzo Paino, docente di italiano e storia e geografia all’Aroldo e Vincenzo Tieri di Corigliano. “Quanto è difficile educare all’ambiente in una scuola di Taranto, educare ad una cittadinanza attiva, ad un territorio risanato, in una comunità in cui si scontrano fortemente lavoro e salute”. Già, eppure anche lei,  Maria Teresa D’Amato, che insegna matematica, inglese e tecnologia alla primaria Gemelli di Leporano, in provincia di Taranto, è a Bovino a scrivere la proposta per l’educazione ambientale, una proposta che viene da chi, come i docenti gNe, la buonascuola che parla d’ambiente già la fa.

Share this article

giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

Facebook Comments

Post a comment