Partito da Genova e, in sole quattro tappe, arrivato a Salon de Provence, continua l’impresa ciclistica di Tullio Berlenghi che ha in Gibilterra il suo traguardo.

L’arrivo della quinta tappa è fissato a Montpellier, partito da Salon de Provence “mi dirigo ad Arles, città che vanta una storia antichissima e che ha testimonianze storiche di grande valore” e “poco dopo Arles, il percorso lambisce il parco della Camargue, una grande zona umida situata intorno al delta del Rodano e ricchissima di biodiversità. Percorrerla in bicicletta ha reso più facile un veloce birdwatching delle numerosissime specie di uccelli presenti. Mi sono quasi pentito di aver risparmiato mezzo chilo di bagaglio rinunciando al teleobiettivo”.

“Oggi tappone di avvicinamento ai Pirenei”. La sesta tappa ha come sfondo le storiche montagne del Tour De France ma Tullio6 decide di godersi prima qualche km in riva al mare, “per fortuna i francesi riescono a valorizzare le proprie risorse e ho potuto percorrere buona parte della pedalata “vista mare” in piena sicurezza su una bellissima pista ciclabile”. Il percorso che porta a Narbona, località di origine romana scelta per la pausa pranzo, prevede zone sterrate immerse nella natura. Anche gli ultimi km percorsi, dei 139 totali, che portano Tullio a Saint-Laurent de la Cabrerisse “sono funestati dall’ennesimo pezzo di sterrato”e questo rende dura la tappa numero 6: “devo riconoscerlo, mi è pesata un po’”.

Anche se “la stanchezza si fa sentire” nella settima tappa si inizia a salire sulla “selvaggia bellezza delle zona dei Midi-Pyrénées”, antipasto di ciò che lo aspetta nelle tappe seguenti. Pian piano il paesaggio inizia a diventare
montano dove si “incontrano numerosi corsi d’acqua e l’architettura delle case diventa più essenziale, quasi 7
pragmatica”. La giornata è fredda, accompagnata spesso da pioggia e ciò  limita la possibilità di soste fotografiche, “è’ strano come una situazione che normalmente si potrebbe definire di disagio – freddo, pioggia, salite – mi faccia provare sensazioni comunque positive”, durante la salita “mi è venuta in mente l’artista italiana che aveva deciso di intraprendere un viaggio di pace da sola in paesi, come si suol dire, “caldi”, e che è stata stuprata e uccisa”. Ma la salita è terminata, Tullio è in cima e si lancia nella discesa che lo porta a Esperaza.

8 maggio e 800 km percorsi. Con l’ottava tappa inizia la seconda settimana sui pedali e “le montagne vere, quelle che piacciono a me, fatte di sudore e fatica”, quelle dove l’unico programma possibile è il classico “testa bassa e pedalare”. Anche oggi la pioggia non da tregua, “ormai ho calcolato l’impermeabilità dell’abbigliamento. Per circa un’ora e mezza l’acqua non passa e si riesce a pedalare rimanendo pressoché asciutti, poi – complice anche la produzione interna di sudore – ci si ritrova completamente inzuppati. Finché si sale non è un grosso problema, però ad ogni discesa iniziano a venire i brividi”. Più la strada sale e più aumentano le difficoltà atmosferiche, come a voler sfidare sempre di più Tullio, “man mano che salgo, la pioggia si infittisce, il cielo diventa ancora più cupo, non si distinguono più le nubi dalla nebbia e tutto è avvolto in una coltre grigia. La visibilità sarà sì e no di dieci metri”, “sento distintamente ogni rumore della bicicletta, la ruota che rotola sull’asfalto, le goccioline d’acqua che rimbalzano sulle borse (quelle sì, completamente impermeabili), lo scorrere della catena sul pignone e sulla corona”.
8La cronaca della giornata può essere fatta un pò come per quei ciclisti che hanno fatto la storia di questo sport, un buon telecronista sportivo avrebbe esclamato: Tullio è solo in cima! “A  conferma delle diffuse perplessità sul mio stato di sanità mentale posso dire che – sì – tutto questo mi piace. Ci siamo solo io, la mia bici e la montagna. Non è una forma di masochismo, è un modo per mettersi alla prova, è quella ricerca del limite interiore che dovremmo mettere in pratica costantemente. Ed è un ottimo allenamento per affrontare situazioni impegnative, che nella vita prima o poi arrivano e allora è meglio avere una certa attitudine a spingere sui pedali. Del resto la salita da sempre viene usata come metafora per le difficoltà”. Dopo Col des Sept Freres e Col de Chioula e 1427 metri di dislivello, arriva il meritato riposo ad Ax le Thermes, anche perchè la tappa numero 9 si preannuncia ancora più dura…
Per seguire l’avventura “alle colonne d’Ercole” pedalata dopo pedalata, qui il blog di Tullio Berlenghi.

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