Qui il nostro speciale per seguire le precedenti tappe di Tullio Berlenghi.

Tappa decisamente più tranquilla delle precedenti la tredicesima, destinazione Castellon de la Plana. Alla partenza 13Tullio trova subito “una bella grana”, si è rotto il supporto del portapacchi superiore, fortuna che si era portato dietro qualche metro di fil di ferro, inserito nella lista “cheteloseiportatoafare”. Una volta riparato il guasto “non esito quindi a riprendere la mitica N-340, che intercetto appena uscito dalla città e che ho già avuto modo di sperimentare”, la buona notizia della giornata è che finalmente il vento non è più contrario. La giornata scorre via facilmente, “oggi la considero una tappa di trasferimento e cerco fare poche fermate per provare a recuperare un po’ di energia” e “arrivo direttamente a Castellon de la plana e mi guadagno così una mezza giornata di riposo”.

La quattordicesima tappa continua luongo la costa spagnola, “incredibile quanto sia lunga”. È domenica e la N-340 è priva di camion, “in compenso si incontrano tantissimi ciclisti, alcuni dei quali hanno voluto sapere qualcosa del mio viaggio”. Superata la storica città di Sagunto, celebre per essere stata assediata da Annibale, Tullio si dirige verso il centro di Valencia su “uno splendido percorso ciclabile”. A Valencia “c’è un’ottima rete di piste ciclabili, che14 rendono la città – peraltro molto bella e ben organizzata – una delle più adatte alla mobilità sostenibile che io abbia incontrato”. La sosta è alla Città delle Arti e delle Scienze, area realizzata “all’interno del vecchio letto del fiume insieme ad un parco urbano. Uno dei progettisti è Calatrava, lo stesso dell’incompiuta città dello sport di Roma. Evidentemente altrove le cose gli riescono meglio”. Si riparte, anche l’uscita dalla città è agevolata da una pista ciclabile, Tullio prima di raggiungere la destinazione odierna, Currela, passa per Albufera “una delle zone umide più importanti della penisola iberica ed è area protetta”.

Quindicesima tappa e terza settimana di viaggio, il corpo di Tullio comincia un pò ad accusare la fatica ma “è decisamente mitigata da una serie di sensazioni positive che solo un viaggio di questo tipo ti può dare”. Il percorso è un mix tra costa ed entroterra, la prima parte è priva di spunti interessanti e solo qualche sedia di plastica ai bordi delle strade attira l’attenzione di Tullio. “Mi rendo conto dopo che le sedie sono delle postazioni di lavoro”, “non so quale sia la situazione in Spagna, ma lo scenario assomiglia molto a quello di molte strade italiane”, la cosa che sconvolge è che “in fondo tutto questo l’abbiamo metabolizzato. Così come abbiamo metabolizzato che i bordi 15delle strade siano ridotti a discariche, abbiamo metabolizzato che in mezzo a quelle discariche ci siano delle donne costrette a fare merce del proprio corpo. Dico “costrette”, perché non stiamo parlando di scelte in qualche misura legittime, in fondo, tutto questo l’abbiamo metabolizzato. Così come abbiamo metabolizzato che i bordi delle strade siano ridotti a discariche, abbiamo metabolizzato che in mezzo a quelle discariche ci siano delle donne costrette a fare merce del proprio corpo. Dico “costrette”, perché non stiamo parlando di scelte in qualche misura legittime”. Dopo Guardamar, Miramar, Oliva, la strada costeggia “Parc Natural de la Marjal de Pego Oliva, un’altra zona naturalistica ricca di biodiversità, che mi ha permesso nuovi incontri con animali selvatici”. Non c’è sosta per mangiare, Tullio decide di “resistere alla fame e vado dritto verso la destinazione finale”, Vila Joyosa è vicina.

La prima città incontrata durante la sedicesima tappa è Alicante “disseminata da enormi palazzoni” ma “una delle cose che ho notato della Spagna è che, nonostante molte città abbiano dato vita a crescite urbanistiche rilevanti e talvolta discutibili sul piano estetico, c’è una notevole attenzione alle infrastrutture, che non sono sottodimensionate,16 ma lungo gli assi viari riescono facilmente a trovare lo spazio per inserire la corsia di emergenza e/o una pista o corsia ciclabile o ciclopedonale. Insomma chi progetta le città cerca di farlo utilizzando un minimo di raziocinio”. Alicante è molto luminosa e una volta superata “comincio a notare un certo cambiamento del panorama e della vegetazione. Tutto sta diventando più brullo, il colore verde sta cedendo il posto al marrone” e ad un certo punto “a sinistra il mare e a destra le saline di Santa Pola, che, neanche a dirlo, sono un’altra area protetta. Ci metto un po’ ad attraversare la zona e vorrei fermarmi ogni minuto a vedere quello che mi circonda”. La parte successiva è molto urbanizzata, non c’è molto da vedere e Tullio non la consiglierebbe per un giro in bici ma “in compenso c’è un’ottima rete di piste ciclabili”.
107 km percorsi, 5 ore e 20 minuti in sella, Tullio è a San Pedro del Pinatar.

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Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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