Roma, 6 febbraio 2019 – La transizione dall’economia lineare a quella circolare è un percorso ad ostacoli tutto in salita. Non si riesce ancora a scorgere il punto di arrivo, ma si ha solo una data: il 5 luglio 2020, quando dovranno essere recepite le direttive europee dell’economia circolare. Il pacchetto con le 12 stelle su fondo blu entrato in vigore un anno e mezzo fa, fissa obiettivi di preparazione riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti al 50% entro il 2020, 60% al 2030 e 65% al 2035 e, sebbene qualche segnale di speranza arriva dal Rapporto Rifiuti Speciali 2018 di Ispra che segna una leggera riduzione di 1,7% nella produzione dei rifiuti rispetto all’anno precedente, l’Italia è ancora ben lontana dall’obiettivo europeo del 50%. Stando allo stato attuale abbiamo solo 17 mesi per far crescere di 6 punti percentuali la quantità di rifiuti pronti per il riutilizzo e il riciclaggio.

In questa corsa contro il tempo sono numerosi i fattori che ostacolano la volata italiana, pesa sicuramente la mancanza di un impianto normativo efficace, di incisività da parte della politica su questi temi, certamente non aiuta la forma mentis tricolore ostinatamente cieca di fronte al valore della materia che si cela dietro quello che ha l’aspetto di un rifiuto. In questo scenario si fanno attendere i decreti End of Waste che non sono riusciti a rientrare nel Dl Semplificazioni divenuto legge nella giornata di ieri. “Ci ho provato – a dirlo è il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a margine dell’incontro organizzato da Legambiente dal titolo, appunto, La corsa ad ostacoli dell’economia circolare in Italia – non si è trovata una quadra parlamentare. Non ci fermiamo e andiamo avanti: a novembre preventivamente avevo costituito una task force con a capo una super esperta. Stanno lavorando e un decreto, tanto per fare un esempio, per il recupero dei pannolini (per altro con una tecnologia tutta italiana) è già stato trasmesso alla Commissione Europea per le verifiche”.

“Ma non solo – continua il ministro –  siamo prossimi a decreti ad hoc per moltissime categorie di rifiuti, stanno arrivando quelli di gomma vulcanizzata granulare, pastello di piombo, rifiuti di costruzione e demolizione compresi i rifiuti di gesso, plastiche miste, carte da macero. Poi abbiamo scadenzato i lavori per il vetro sanitario, la vetroresina, i rifiuti inerti da spazzamento strade, gli oli alimentari esausti e le ceneri da altoforno”.

A rallentare il percorso verso l’economia circolare è anche la mancanza della piena attuazione di quanto previsto dalla normativa sul Green Public Procurement, gli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, e del controllo di adozione di Cam (Criteri Ambientali Minimi) nelle gare d’appalto.

Secondo Chiara Braga, della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, non si può parlare di rifiuti e impianti di smaltimento solo a favore dei media e poi nascondere l’argomento sotto al tappeto. La deputata PD chiede a governo e maggioranza maggiore incisività sull’economia circolare e un’agenda più serrata e soprattutto condivisa con tutte le forze parlamentari.

Per Andrea Fluttero, presidente FISE Unicircular, ancora non si ragiona in termini di economia circolare: finché parliamo di rifiuti da riciclare e non di prodotti non siamo nella giusta direzione. Andrebbero fatti tavoli per ciascuna filiera – spiega – coinvolgendo tutti gli attori, dall’impresa al cittadino, dal designer al distributore. Non funziona finché è tutto in mano solo al produttore e al suo consorzio, spiega.

In questo quadro complesso Legambiente ha riunito in occasione dell’incontro insieme al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, i rappresentanti di tutti i consorzi a partire da Conai (e passando da Ricrea, Corepla, CiAl, Conou, Cobat, Ecopneus), quelli delle imprese (tra cui FISE Unicircular, Assocarta), singoli rappresentanti di aziende che fanno circular economy, come Fater e Lucart, politici, esperti ed addetti ai lavori (da Ispra a Zero Waste Europe, Kyoto Club), e dopo un confronto tra tutte le parti, mette sul tavolo un decalogo di proposte. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente sintetizza la proposta ai nostri microfoni.

1. Più riciclo con l’End of waste

Il riciclo dei rifiuti va semplificato per evitare di aumentare i rifiuti in discarica al recupero energetico, o all’estero. Legambiente auspica inoltre che il Ministero dell’Ambiente emani una circolare per tutte le Regioni per confermare che la produzione del biometano da digestione anaerobica non ha nulla a che fare con la normativa Eow.

2. Rifiuti zero, impianti mille

Per archiviare la stagione delle discariche e degli inceneritori serve completare il sistema impiantistico per il riciclo e il riuso dei rifiuti, urbani e speciali, rendendo autosufficiente ogni regione. In particolare nel Centro Sud Italia è fondamentale realizzare almeno un impianto di compostaggio e di digestione anaerobica con produzione di biometano per ogni provincia. Serve anche autorizzare almeno una discarica per regione per smaltire i rifiuti contenenti amianto, anche alla luce della ripartenza dell’extra bonus per sostituire le onduline in cemento amianto con i pannelli fotovoltaici grazie al decreto incentivi di prossima emanazione.

3. L’apertura al mercato non migliora le performance dei sistemi consortili

La concorrenza non fa rima con ambiente ha detto qualcuno durante l’incontro, e porta i sistemi consortili a privilegiare i rifiuti più semplici da raccogliere e quindi con costi minori, sfavorendo evidentemente le aree più difficili da raggiungere. Si paventa un’ulteriore apertura al mercato di alcune filiere di gestione dei rifiuti per aumentare le performance del sistema.

4. Tariffa puntuale obbligatoria per ridurre e prevenire la produzione dei rifiuti

Serve approvare una norma che obblighi i Comuni italiani ad abbandonare il sistema di tariffazione normalizzata passando a quella puntuale basato su sistemi di raccolta domiciliare, sul modello di quanto già fatto con legge regionale in Emilia Romagna o Lazio.

5. Una nuova ecotassa in discarica sui quantitativi pro capite di secco residuo smaltito

Per penalizzare economicamente chi smaltisce di più e per premiare i più virtuosi in modo davvero efficace, serve approvare una norma che modifichi il tributo speciale per il conferimento in discarica. Le Regioni devono essere obbligate a modulare il tributo attraverso premialità in funzione del secco residuo pro capite avviato a smaltimento.

6. Appalti più verdi

Secondo i dati dell’Osservatorio sugli appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi su un campione di 1048 comuni italiani, solo il 27,5% adotta i Criteri ambientali minimi (Cam) nelle gare d’appalto per la gestione dei rifiuti, il 24,4% nella carta, il 18,5% nell’illuminazione, il 18,4% nelle pulizie e il 15,9% nelle mense. Serve mettere in campo una task force per controllare e obbligare tutte le stazioni appaltanti al rispetto dell’uso dei Cam nelle gare al fine di promuovere il Green public procurement.

7. Approvare i disegni di legge ‘Salvamare’ e sul ‘fishing for litter’

Occorre approvare nel prossimo Consiglio dei ministri il disegno di legge “Salvamare” sulla plastica monouso predisposto dal ministro Sergio Costa, unificandone i contenuti con il progetto di legge sul “Fishing for litter” presentato alla Camera dei deputati da Rossella Muroni per permettere ai pescatori di fare gli spazzini del mare.

8. Meno plastica monouso per l’ortofrutta nei supermercati

Serve emanare una circolare del ministero della Salute per sbloccare l’uso delle retine riutilizzabili per l’acquisto dell’ortofrutta nei supermercati, così come avviene già in diversi Paesi europei. Non ci sono normative igienico-alimentari europee che obbligano l’uso dei sacchetti monouso e che vietano l’uso dei sacchetti riutilizzabili.

9. Più controlli per combattere la concorrenza sleale

Serve garantire un sistema efficace di controlli lungo tutta la filiera dei rifiuti, urbani e speciali, per contrastare mercati, traffici illeciti e combattere la concorrenza sleale. Serve arrivare subito all’approvazione dei decreti attuativi della legge 132. Un sistema efficace di controlli favorirebbe anche l’aumento della fiducia dei cittadini rispetto alla necessaria costruzione degli impianti per l’economia circolare italiana.

10. Promuovere l’innovazione di prodotto e processo

Si deve costruire un sistema premiante per l’innovazione di processo per rendere più convenienti le nuove tecnologie di riciclo di materiali oggi difficilmente riciclabili e per l’innovazione di prodotto per ridurre fortemente la vendita sul mercato di prodotti performanti ma che possono essere avviati solo a recupero energetico o i discarica.

 

 

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