Il riscaldamento globale al 2015

Approvato dai Governi questa notte in Corea lo speciale Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sul riscaldamento globale a +1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. 

Novantuno autori e revisori provenienti da 40 paesi, raccogliendo oltre 6 mila riferimenti scientifici e 42.001 commenti nelle revisioni di esperti e governi di tutto il mondo, hanno redatto il rapporto IPCC in risposta alle richieste della Convenzione Quadro per i Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC) nel 2015 quando fu adottato l’Accordo di Parigi. L’obiettivo è quello di avere un testo di riferimento prima della COP24 di Katowice (Polonia, dicembre 2018) dove si riesaminerà il Paris Agreement, per capire quali differenze di scenari si prospettano nel caso aumentasse di 2°C la temperatura media globale oppure si riuscisse a restare entro 1,5°C di surriscaldamento rispetto al periodo preindustriale.

Le differenze non sono di poco conto. 

Il rapporto mette in evidenza un numero di impatti dei cambiamenti climatici che potrebbero essere evitati limitando il riscaldamento globale a 1,5°C anziché 2°C o più. Per esempio, entro il 2100 l’innalzamento del livello del mare su scala globale sarebbe più basso di 10 cm con un riscaldamento globale di 1,5°C rispetto a 2°C.

Con  + 1.5°C perderemo il 6-8% delle specie viventi. A + 2°C, invece, si arriverebbe al 16-18%.

La probabilità che il Mar Glaciale Artico rimanga in estate senza ghiaccio marino sarebbe una in un secolo con un riscaldamento globale di 1,5°C, mentre sarebbe di almeno una ogni decennio con un riscaldamento globale di 2°C.

Le barriere coralline diminuirebbero del 70-90% con un riscaldamento globale di 1,5°C, mentre con 2°C se ne perderebbe praticamente la totalità (>99%).

“Ogni piccola quantità di  riscaldamento in più ha importanza, specialmente per il fatto che un riscaldamento di 1,5°C o oltre aumenta il rischio associato a cambiamenti di lunga durata o irreversibili, come ad esempio la perdita di alcuni ecosistemi”, ha spiegato Hans-Otto Pörtner, co-presidente del Working Group II  dell’IPCC.

“Uno dei messaggi chiave che emerge con molta forza da questo rapporto è che stiamo già vedendo le conseguenze di un riscaldamento globale di 1°C quali, tra l’altro, l’aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, diminuzione del ghiaccio marino in Artico”, ha detto Panmao Zhai, co-presidente del Working Group I  dell’IPCC.

Limitare il riscaldamento globale darebbe alle persone e agli ecosistemi anche maggiore possibilità di adattamento e di rimanere sotto la soglia di rischi rilevanti, ha aggiunto Pörtner.  

Quel mezzo grado in più renderebbe decisamente più frequenti gli eventi estremi e le ondate di calore.

 

Mission… possible

“Limitare il riscaldamento a 1,5°C è possibile per le leggi della chimica e della fisica, ma richiederebbe cambiamenti senza precedenti”, ha dichiarato Jim Skea, co-presidente del Working Group III dell’IPCC.

Il rapporto sollecita azioni urgenti, indicando anche i percorsi disponibili per limitare il riscaldamento a 1,5°C. Non è una missione impossibile, ma l’impegno deve essere globale e alto. Le emissioni di CO2 nette globali prodotte dall’attività umana dovrebbero diminuire di circa il 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo zero intorno al 2050.

Ci vogliono quantomeno 500 miliardi in più all’anno di investimenti. Bisogna disinvestire dai fossili e investire pesantemente in rinnovabili, puntare sull’efficienza energetica, votare governi pronti ad una vera cooperazione internazionale e a misure efficaci ed urgenti.  Ci vogliono “rapide e lungimiranti” transizioni in molti settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti, e pianificazione urbana. Ci vuole un prezzo decisamente più alto al carbonio (attualmente siamo sulla media di 20€ e dovremmo arrivare a range che variano, a seconda delle ipotesi, tra i 100€ e i 500€ a tonnellata di CO2 equivalente), agire sulla consapevolezza e l’educazione dei popoli.

“La buona notizia è che alcune delle azioni che sarebbero necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C sono già in corso in alcune regioni, ma avrebbero bisogno di un’accelerazione”, dice Valerie Masson-Delmotte, co-presidente del Working Group I.

Il prossimo anno l’IPCC pubblicherà il Rapporto Speciale sull’Oceano e la Criosfera in un Clima che Cambia, e Cambiamenti Climatici e Suolo, che ha per oggetto il modo in cui i cambiamenti climatici influiscono sull’uso del suolo.

La Sintesi per Decisori Politici (Summary for Policymakers – SPM) presenta i risultati chiave del rapporto Speciale, e si basa sulle valutazioni della letteratura scientifica, tecnica e socio-ecnomica disponibile e rilevante per il riscaldamento globale di 1,5°C. Qui un’infografica di sintesi preparata da CMCC (Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici)

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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