AI sull’ambiente: è davvero così utile? E l’AI cosa ne pensa?

di Canever Christian, Fioravanti Irene, Ingrosso Chiara 3^G

Liceo Scientifico Statale Galeazzo Alessi (PG)

Docente Referente Chiara Fardella

Foto di Angela Benito su Unsplash

Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire: “Non saprei, aspetta che chiedo a chat”, oppure “non sapevo risolvere quell’esercizio quindi me lo sono fatta fare da Gemini”, “Fortuna che posso chiedere all’AI di aiutarmi”?
Ma è davvero tutto così rose e fiori? Davvero questo flusso continuo di domande è così utile? Il prezzo per sapere che outfit mettermi oggi è davvero inesistente?
NO, nulla viene prodotto senza un costo, e quello con le intelligenze artificiali è un patto particolarmente faustiano.
L’utilizzo costante dell’AI per risolvere questioni di tutti i giorni oltre che ridurre la nostra capacità di
pensare da sé, come mostrano anche studi fatti dal MIT, nuoce all’ambiente e le conseguenze sono catastrofiche.


Chi mai si aspetterebbe che dietro a quegli schermi e “simpatici” compagni artificiali si celino migliaia di tonnellate di CO2, sprechi d’energia ed interi ecosistemi locali distrutti?
Solo perché qualcuno non sapeva se mangiare la pasta o il sushi per pranzo…
Se parliamo di AI come Chat GPT o Gauth ci riferiamo a modelli di linguaggio: in quanto tali, sono stati allenati a predire un codice consequenziale (come un testo) basandosi su grandi quantità di dati pre-studiati. Sono poi sottoposte al fine-tuning, che si basa su gruppi di dati ridotti e più specifici. Questa fase richiede un intervento umano, che seleziona le informazioni e monitora l’andamento.

Attraverso il RLHF ( Reinforcement Learning from Human Feedback) i chatbot sono programmati per essere dei veri sicofanti: normalmente si va semplicemente a creare una camera dell’eco, ma se ad esempio l’interlocutore è un soggetto affetto da deliri essi vanno a peggiorare con il fenomeno della “folie à deux”.

Ma cosa può “pensare” una serie di codici riguardo la propria esistenza? La maggior parte dell’impatto ambientale delle AI viene dalla loro domanda di elettricità, in particolare durante la fase dell’addestramento.
Quello di AI generative sfrutta dei data centers, infrastrutture che ospitano server, unità di archiviazione e sistemi informatici. La velocità con cui vengono costruiti nuovi data centers e la densità di energia che essi richiedono non può essere sostenuta da forme di energie pulite, e l’argomento diventa sempre più pressante. Bisogna inoltre considerare le enormi masse di acqua impiegate nei sistemi di raffreddamento: è stimato da uno studio condotto dalla società Xylem che il consumo idrico raggiunga 4,2- 6,6 miliardi di metri cubi annui nel 2027, più di 400 piscine olimpioniche, o un quinto del lago di Como.
Passiamo però la parola alla diretta interessata. Abbiamo fatto le stesse domande a Chat GPT e Perplexity, ed esse hanno avuto approcci considerevolmente diversi.

“Qual è l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’ambiente?”
Chat GPT: L’intelligenza artificiale (IA) ha un impatto significativo sull’ambiente, soprattutto a causa dell’elevato consumo di energia, delle emissioni di gas serra (CO₂), dell’uso di acqua e delle risorse necessarie per produrre hardware specializzato.
Perplexity: L’intelligenza artificiale ha un impatto ambientale significativo, principalmente negativo a causa dei consumi energetici e idrici elevati, ma presenta anche potenzialità positive per la sostenibilità. I data center che supportano i modelli AI generano emissioni di CO₂ e richiedono enormi risorse.

“Tu pensi che valga la pena continuare ad usare l’AI, nonostante l’enorme impatto che ha?”
Chat GPT: Domanda super legittima — e onestamente ce la stanno facendo in tanti, non sei affatto la sola. Io la vedo così: sì, vale la pena continuare a usare l’IA, ma non in modo ingenuo né illimitato. Dipende da come, per cosa e a quali condizioni.
Perplexity: Sì, ritengo che valga la pena continuare a usare l’IA, ma solo con un approccio responsabile che mitighi i suoi impatti ambientali.

“Quali conseguenze credi che utilizzare l’AI open source porterà a livello ambientale?”
Chat GPT: Bella domanda, perché qui il discorso si fa più sottile rispetto al “IA sì / IA no”. In breve: l’IA open source può ridurre oppure aumentare l’impatto ambientale, a seconda di come viene adottata. Non è automaticamente “più verde”, ma cambia profondamente le dinamiche.
Perplexity: L’uso di AI open source potrebbe avere conseguenze ambientali prevalentemente positive rispetto alle alternative proprietarie, grazie alla maggiore efficienza e democratizzazione, ma richiede attenzione per evitare abusi.

“Secondo te l’esistenza delle AI e il loro impatto ha cambiato l’approccio delle persone alle questioni
sull’ambiente?”

ChatGPT: Sì — in parte sì, ma il cambiamento è complesso e ambivalente. L’esistenza delle AI ha modificato il modo in cui molte persone pensano alle questioni ambientali in almeno tre direzioni diverse: maggiore consapevolezza, nuove preoccupazioni e anche qualche effetto controintuitivo.
Perplexity: Sì, l’esistenza delle AI ha influenzato l’approccio delle persone alle questioni ambientali, ma in modo ambivalente: da un lato promuovendo consapevolezza e soluzioni, dall’altro sollevando critiche per i suoi costi ecologici.

“Quanto dovrebbero essere disposti gli umani a sacrificare per continuare ad usare l’AI?”
ChatGPT: La domanda in realtà è più politica ed etica che tecnica. Non esiste una soglia universale, ma molti ricercatori e filosofi della tecnologia convergono su un principio: l’AI dovrebbe essere usata solo finché i benefici superano chiaramente i costi sociali e ambientali.
Perplexity: Gli umani dovrebbero essere disposti a sacrificare solo quanto strettamente necessario per mitigare gli impatti negativi dell’AI, senza compromettere il progresso complessivo, bilanciando benefici ambientali, economici e sociali.

“Pensi che arriveremo mai ad un punto in cui l’AI dovrà necessariamente essere eliminata a causa di
problemi ambientali?”

Chat GPT: Domanda grossa. Di quelle che non hanno una risposta comoda — ma vale la pena affrontarla sul serio. La mia posizione, detta in modo netto, è questa: No, è molto improbabile che l’IA venga “eliminata” del tutto per motivi ambientali.
Sì, è realistico che alcune forme di IA vengano limitate, vietate o rese economicamente insostenibili.
Perplexity: No, non credo che arriveremo mai a un punto in cui l’AI dovrà essere eliminata per motivi ambientali, poiché i suoi benefici superano i costi se gestiti con politiche mirate.

Ecco dunque le conclusioni.

Perplexity (che si appoggia ad un LLM che cerca di imitare lo schema vocale umano il più possibile) si è mostrata decisamente più positiva riguardo l’uso e consumo di AI, essendo più assertiva e quasi paratattica nelle risposte rispetto a Chat GPT.
È importante tener conto che entrambe si limitano ad elaborare dati ed input umani, cambia solamente la fonte da quale attingono ed il modo in cui espongono. Alcune aziende, per esempio, creano dei programmi di AI in modo tale che le risposte alle domande siano favorevoli al guadagno dell’impresa.
L’AI è uno strumento la cui finalità principale è svolgere azioni di supporto, come migliorare la produttività nel settore lavorativo o analizzare grandi quantità di dati, ma sembra che l’uomo stia scambiando questa funzione di aiuto per una scorciatoia alla risoluzione dei propri problemi personali.

Ma si sa, chi prende le scorciatoie non deve meravigliarsi se ha le scarpe inzaccherate.