AI: UNA MINACCIA O UN AUSILIO PER L’AMBIENTE?

PARLA MASSIMILIANO NICOLINI

Liceo Scientifico Statale Galeazzo Alessi (Perugia)

di Camilla Barbato 2^D

Docente Referente: Chiara Fardella

L’AI sta prendendo sempre più piede nella vita di tutti i giorni, essendo aperta a tutti e diventando sempre
più sviluppata e precisa, al punto che distinguere un video fatto dall’intelligenza artificiale da uno reale è
diventato molto complesso. Ci sono molte opinioni su questa nuova tecnologia, di cui alcune perlopiù
positive, che puntano allo sviluppo della scienza, e altre invece negative che si focalizzano sullo spreco che si
fa per far funzionare l’AI.
Per avere un punto di vista da una persona che lavora in questo ambito, abbiamo intervistato il professore
Massimiliano Nicolini, direttore della ricerca e dello sviluppo della Fondazione Olitec. La Fondazione Olitec
è un ente no-profit attivo a livello nazionale, nato nel 1981. Il professor Nicolini ce la descrive così: “si
occupa di ricerca nel campo delle discipline BRIA, che sono Bioinformatica, Realtà immersiva e Intelligenza
Artificiale. In particolar modo è un centro di eccellenza nella bioinformatica generativa applicata, che è una
scienza che ha lo scopo di studiare e realizzare tutti quegli algoritmi che permettono alle macchine di
collegarsi con il corpo umano[…], l’obiettivo che ha la Fondazione è quello di fare ricerca in campo sanitario,
per il supporto delle istituzioni del paese, e quello di addestrare dei giovani a diventare dei bioinformatici”.
Partiamo dal principio: che cos’è l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale (AI) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento,
l’apprendimento, la pianificazione e la creatività.
L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello
che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il signor Nicolini ci dice: “Oggi
esistono otto tipi di intelligenza artificiale. Il grande pubblico ne conosce uno (quella usata per ChatGPT),
ma ne esistono molti altri per diverse funzioni: l’intelligenza artificiale agentica (permette a dei sistemi di
poter fare delle attività), reattiva, superintelligente, con memoria limitata, generale, ristretta, quella per la
“teoria della mente” e quella (solo teorica) autocosciente, simbolica […]”, ma non solo: “Poi ci sono le
categorie: Machine Learning, Deep Learning, IA generativa, IA ibrida e neuro-simbolica, oltre al
Reinforcement Learning. Ognuna di queste AI ha un compito e un obiettivo diversi”. Poi aggiunge: “Quella
che usiamo noi è quella generativa. Serve per produrre testi, immagini, video, oggetti tridimensionali, codici
per programmatori o contenuti multimodali […] ha abbastanza memoria, però è il tipo di intelligenza
artificiale ‘più stupida’”.
Un problema dell’AI è lo spreco di energia che produce, perché: “Quando si scrive un prompt su qualsiasi
LLM (Large Language Model), si manda una richiesta a un sistema che la elabora. Normalmente questa
richiesta finisce all’interno di un data center, che è un insieme di migliaia di computer collegati tra di loro
con un altissimo consumo di energia, utilizzata per la maggior parte anche per il raffreddamento dei sistemi
[…]; bisognerà fare in modo che consumi di meno. Se si usasse l’AI al massimo delle potenzialità odierne,
tutta l’energia elettrica prodotta sul pianeta non sarebbe sufficiente”. Quindi in poche parole: “l’intelligenza

artificiale utilizza molta energia, per poter funzionare e, per generare quell’energia, ovviamente, ad oggi,
soprattutto in Italia, abbiamo bisogno di fonti energetiche”.
Un altro problema è che, come ci dice il professor Nicolini, “al giorno d’oggi un’energia pulita al 100% non
esiste e non ne avremo mai una completamente pulita”, il che vuol dire che ogni volta che noi utilizziamo
l’AI, oltre che consumare energia, stiamo anche inquinando. Infatti il signor Nicolini ci dice: “Per ogni bit
che viene generato si sposta un peso pari a 1,11 x 10⁻²⁵ grammi, che può essere calcolato in grammi di CO2
per ogni bit generato […] Ogni volta che si manda un’email o si fa una videochiamata, si consumano dati e si
genera un impatto ambientale. Quando fai scroll su TikTok o sui social network stai inquinando: ogni gesto
manda una richiesta a un server che deve lavorare e consumare […] Guardare un video di 4-5 secondi è,
simbolicamente, come mettere in moto un motorino a benzina”. Nessuna fonte di energia è completamente
pulita, infatti anche quelle che ci sembrano meno inquinanti, in realtà, se si considerano fattori come la
manutenzione della macchina che produce energia, diventano poco ecologiche: “Anche le pale eoliche, se si
analizza l’intero processo (lubrificanti, produzione, manutenzione), hanno una componente inquinante […]
Bisogna cercare quella ‘più pulita’ possibile”. Ci sono però, come ci spiega il professor Nicolini, delle
soluzioni per ovviare al problema dell’energia usata per far funzionare l’AI e l’inquinamento per produrla:
“Bisogna ovviare o utilizzando fonti energetiche non inquinanti, o utilizzando l’energia nucleare (che in
Italia però non abbiamo), o trovando il modo di mandare i data center nello spazio, in orbita. Per
quest’ultima soluzione ci vorranno ancora molti anni, mentre le prime due sono già fattibili”. Già molti
Paesi puntano sull’energia nucleare, infatti: “Probabilmente ci sarà in futuro un aumento della costruzione
di centrali elettriche che funzionano per energia nucleare […] Ovviamente c’è il problema dei rifiuti delle
centrali nucleari, ma ci sono delle realtà che stanno studiando il loro riutilizzo per sfruttarli, creare energia e
renderli sempre più ‘innocui’”.
L’AI, però, non ha solo questo tipo di rapporto negativo con l’ambiente, bensì c’è anche un modo in cui
può aiutarci. Sempre il professor Nicolini: “Può aiutare a proteggere l’ambiente nel senso di prevenire
effetti che dei comportamenti non buoni possono avere sull’ambiente; quindi utilizzare l’intelligenza
artificiale in modo predittivo per prevenire quello che potrebbe essere un disastro ambientale o qualcosa di
inquinante […] Simulando quello che potrebbe accadere, l’intelligenza artificiale mi aiuta ad avere una
fotografia del risultato di quello che vado a fare e quindi mi aiuta a trovare delle soluzioni per migliorare.
Prima ancora di iniziare quell’attività potenzialmente dannosa, mi aiuta a trovare soluzioni affinché io possa
fare quella stessa attività in modo non nocivo per l’ambiente”.
Detto questo, cosa possiamo fare noi cittadini per ottimizzare il consumo di energia e di conseguenza
l’emissione di CO2 nell’aria?
Il professor Nicolini ci dice: “Si possono valutare quale tipo di applicazioni utilizzare in base al loro impatto
ambientale e al loro consumo energetico. È possibile monitorare il consumo di dati per singola app su
Android o PC ed è collegato al Teorema di Assisi, che permette di calcolare, sul consumo digitale che fa
un’applicazione, quale è l’impatto energetico e quello ambientale in CO2 emessa […] Per controllare il
consumo di un’applicazione ci sono dei programmi o si può usare anche il sistema operativo, per esempio
Android ha il consumo di dati per applicazione. Come per gli elettrodomestici, dovremmo scegliere le app
con la “classe energetica” migliore. Applicando il teorema di Assisi si può capire quale applicazione consuma

di più. Se un video Twitch consuma meno di YouTube, o se un servizio email è più efficiente di un altro, i
cittadini possono fare una scelta che inquina meno”.

Per finire, dovremmo tutti farci un “esame di coscienza”, cioè mettere su una bilancia il consumo di risorse e
l’utilità effettiva dell’intelligenza artificiale e valutare in quali situazioni vale davvero la pena sacrificare
l’energia per utilizzare l’AI. Essere informati riguardo ad argomenti di questo tipo può veramente aiutarci a
diventare consapevoli riguardo a quello che stiamo facendo e a utilizzare più responsabilmente l’intelligenza
artificiale.