Emanuele Corallini
Liceo Scientifico STatale Galeazzo Alessi, cl. 3 sez. D, Perugia
Referente: Chiara Fardella
Basta poco per accendere un qualsiasi dispositivo, computer, telefono o tablet che sia, aprire
ChatGPT, Gemini o Deepseek e chiedere qualsiasi cosa. Generare l’immagine di un gattino sopra
un arcobaleno in stile anime? Eccola, dopo cinque secondi. La ricetta per la cena? Idee regalo per
il compleanno di quell’amico a cui non sai proprio cosa regalare? Basta un “prompt”, un click, ed
ecco la soluzione a quasi tutti i nostri problemi. Eppure, in quei brevi secondi in cui l’AI carica la
risposta, cosa succede veramente?
Se ancora non sapete come funziona un “Generative Pre-trained Transformer”, chiamato anche
intelligenza artificiale, dovete sapere che, come dice il nome, è letteralmente un Bot “allenato”. Gli
sono state date “in pasto” centinaia di pagine web contenenti informazioni di ogni tipo, dalle ricette
di cucina alle pagine di storia. In breve tempo la sua conoscenza e l’analisi dei testi hanno
superato il livello umano in quanto a rapidità.
Adesso però arriva la seconda domanda: Come risponde un’AI quando gli viene fornito un prompt?
La nostra “consegna” viene spezzettata in singole parole, che vengono raggruppate in branchi di
parole. In questo modo, il bot capisce cosa intende il messaggio, trasforma in numeri le parole e, in
base alla sua conoscenza, genera un certo numero di possibili risposte, riconvertendole in un testo
“leggibile”per selezionarne una, la migliore, che viene mandata all’utente. Tutte le altre? Scartate.
Se si dice all’AI di riscriverla, il processo si ripeterà, sprecando, nella maggior parte delle
domande, quantità elevate di energia elettrica e idrica.
Adesso immaginatevi quanti milioni di utenti sono connessi contemporaneamente ai server di
ChatGPT, ad esempio.
Ma cosa si intende con il termine “server”? Nel mondo dell’intelligenza artificiale essi non sono
solamente un elemento per connettersi e sfruttare il bot, ma sono la mente stessa. Enormi stanze
piene di computer, contenenti GigaByte su GigaByte di dati, cioè le informazioni su cui è stato
allenato. Impressionante, vero?
Questo tuttavia è un grande problema per l’ambiente. Tutti quei computer, sparsi in giro per il
mondo, necessitano di energia elettrica, acqua per il raffreddamento, spazio: inquinano. Questo è
il lato che ci nascondono.
Fino a due anni fa per generare una risposta un bot spendeva circa 0,003 KiloWattora
(l’equivalente che consuma una lampadina LED in 15 minuti) e per il raffreddamento si usavano
circa 0,12 ml di acqua, diciamo un bicchiere mezzo pieno. Ad oggi, a causa dell’evoluzione delle
macchine, per rispondere si spendono 0,240 KW/h e 0,32 ml di acqua, più del doppio. Questi dati
sembrerebbero irrilevanti, se non si considera che questo è per generare UNA sola risposta. Se
considerate i milioni di utenti collegati al minuto, i numeri aumentano in maniera drastica.
Moltiplicando i dati considerando una chat di circa 40 prompt, otteniamo circa 13 litri di acqua per il
raffreddamento e circa 10 KW/h a chat, e se consideriamo che 100.000 utenti siano connessi
contemporaneamente, otteniamo i valori quintuplicati.
È difficile però che un numero così ridotto di utenti sia connesso simultaneamente, il numero reale
è ancora più alto. Ciò comporta che con l’aumento del numero di utenti attivi, i server possano non
essere in grado di contenerli. La soluzione? Allargare i server, spesso in zone fredde con lo scopo
di ridurre i costi di raffreddamento, per far spazio a cabine piene di computer che sono il “cervello”
dell’intelligenza artificiale. Non ce ne accorgiamo, ma queste macchine sono enormi ed inquinano
più di quanto ci aspettiamo. Per non parlare del mondo dell’informatica, del fatto che i materiali per
componenti dei computer sono introvabili a causa del loro uso spropositato nei server a scopi di AI.
Oltre ai prezzi quadruplicati, per produrre certi pezzi sono necessarie risorse minerarie rare e
difficili da trovare, e spesso per certi casi vengono sfruttati i minori nella loro escavazione, come
avviene in Congo.
Un modo però per contrastare questo inquinamento può essere di evitare prompt inutili.
Solo ChatGPT, al giorno risponde a circa 2 milioni e mezzo di domande fatte dagli utenti,
prevalentemente “domande” superflue, soprattutto se poi, “umanizziamo” l’interazione. “Grazie
della risposta, buona giornata!” Se noi mandiamo questo prompt, lui risponderà, e con quel suo
probabile “di nulla, sono qui per aiutarti” avremo solo sprecato energia e risorse che seppur siano
relativamente minime, hanno un loro impatto a lungo termine.
Esistono siti dove l’AI è usata proprio con lo scopo di simulare un’interazione sociale, come
Character AI. “Parliamo” con personaggi immaginari, inventati da noi o creati da altri utenti. Ci
illudiamo che quelle conversazioni siano reali, ma è solo una macchina con cui stiamo “parlando”, che
risponde secondo il suo addestramento.
Al giorno d’oggi, l’AI è parte di noi. C’è chi la usa raramente, chi per chiedere anche quali calzini
mettere, in ogni caso Per non sprecare acqua e corrente, evitiamo di porre domande inutili del tipo
“Secondo te è meglio il gelato al pistacchio o al cioccolato?” o simili; invece di raccontare la nostra
intera vita come se ci rivolgessimo a uno psicologo chiedendo consigli ad una macchina che
ragiona con 1 e 0 e li riconverte a parole, parliamo con le persone reali, preferibilmente dal vivo.
Non sprechiamo risorse per domande stupide, anche il tempo passato a parlare con un computer
è una risorsa sprecata se usata in maniera sbagliata.
