Giulia Fioroni
Liceo scientifico statale G. Alessi 2H, Perugia
Referente Chiara Fardella
Gli incendi boschivi sono fuochi incontrollati che si sviluppano in aree naturali come foreste, praterie o macchia mediterranea. Sebbene il fuoco faccia parte del ciclo di vita naturale di alcuni ecosistemi, negli ultimi anni stiamo assistendo a un aumento allarmante della loro frequenza, rapidità e intensità. Le cause scatenanti originarie sono quasi sempre legate all’attività umana, ma il cambiamento climatico funge da potentissimo acceleratore: l’innalzamento delle temperature, le siccità prolungate e gli eventi meteorologici estremi sono tra le principali. Per capire la portata e la pericolosità di questa minaccia basta guardare a quanto accaduto nel sud della California all’inizio del 2025. Tra gennaio e febbraio, la regione di Los Angeles è stata colpita da una serie di roghi che sono entrati nella storia come alcuni dei più distruttivi mai registrati negli Stati Uniti, in particolare il Palisades Fire e l’Eaton Fire. Si stima che oltre 40.000 ettari di terreno siano stati bruciati, più di 16.000 strutture sono state distrutte e rase al suolo e oltre 200.000 persone sono state costrette all’evacuazione. Il bilancio ufficiale inoltre ha riportato oltre 30 vittime dirette. I dati riportano che per giorni nella regione si sono abbattuti venti che hanno superato i 160 km/h. Per prevenire e fermare questi eventi catastrofici, sono state create tecnologie molto avanzate. Tra le più diffuse e usate troviamo i satelliti per il monitoraggio globale che orbitano attorno alla Terra analizzando continuamente la superficie per rilevare anomalie termiche. Questi satelliti riescono a individualizzare la firma di calore di un nuovo incendio dallo spazio in pochi minuti fornendo le coordinate esatte alle squadre di emergenza molto prima che arrivi la prima chiamata al numero di soccorso; molto frequenti anche droni e termocamere che permettono di volare a bassa quota anche in condizioni di visibilità bassa o persino nulla a causa del fumo denso e grazie all’equipaggiamento di telecamera infrarossi sono in grado di individuare i focolai sotterranei invisibili a occhio nudo o il calore residuo all’interno dei tronchi degli alberi; machine learning e intelligenza artificiale che riescono a elaborare enormi quantità di dati incrociati in tempo reale; reti di telecamere intelligenti posizionate sulle alture come il programma ALERTCalifornia riconoscono i primissimi sbuffi di fumo, distinguendoli da nuvole basse o nebbia e fanno scattare l’allarme in modo del tutto autonomo. Il Machine Learnign è essenziale in queste situazioni perché ci aiuta a prevenire futuri incendi e a capire come intervenire. Tutto questo lo fa ‘impastando’ enormi quantità di dati raccolti dagli anni passati, analizzando la conformazione del terreno, l’umidità e la percentuale di precipitazioni. Dopo aver analizzato i dati forniti, genera automaticamente e in pochissimo tempo delle mappe che mostrano la direzione del fuoco, permettendoci di intervenire subito. Ovviamente, il Machine Learning sfrutta non solo dati e numeri, ma anche immagini satellitari. Qui la procedura è simile a quella descritta precedentemente: vengono scattate milioni di immagini di una particolare zona che in seguito vengono studiate. Tramite avanzati sistemi di riconoscimento, la macchina è capace di identificare una coltre di fumo dalla nebbia mattutina o dallo scarico di un veicolo agricolo. Questo sistema di allerta automatica invia un messaggio con il video dell’anomalia sospetta alle centrali operative che inviano le squadre di soccorso sul campo. Grazie a queste tecnologie avanzate, gli interventi stanno diventando sempre più rapidi, consentendo ai soccorritori di fermare la ‘corsa’ del fuoco e salvare più cose possibili. Non possiamo però affidarci solo alla tecnologia: bisogna che ognuno di noi dia il proprio contributo, in particolare i governi che si devo impegnare a migliorare la gestione e la salute delle nostre foreste e dei nostri boschi.
