Liceo Scientifico Statale Galeazzo Alessi (PG)
di Elisabetta Tribbiani 1 N
Docente Referente Chiara Fardella
415 GigaWatt. 1.5%. Ben l’1.5% della produzione elettrica annua attuale nel 2024 è stato rivolto unicamente all’intelligenza artificiale, comunica il report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Data Center, addestramento di modelli, basilari ricerche con i bot più famosi: l’utilizzo delle AI è destinato solo ad aumentare, fino al doppio di quello attuale entro il 2030. Le possibili applicazioni sono innumerevoli: dalla presenza di assistenti personali presenti 24/7, fino alla sorveglianza e alla domotica; nonché in campi particolarmente importanti nella cosiddetta “agricoltura 4.0”, ovvero l’efficientamento della coltivazione tramite l’uso di tecnologie sempre più innovative. Tramite l’utilizzo di sensori e droni specifici, ad esempio, risorse idriche ma anche pesticidi o repellenti potrebbero (anzi: possono, grazie all’aiuto di aziende quali la statunitense Indigo Agricolture) essere applicati con sempre maggiore precisione, limitando enormemente sprechi sotto ogni punto di vista, fino al -14% medio nel consumo di acqua secondo la CAI, Consorzi Agrari d’Italia. L’effetto? Aumentare la rendita per ettaro. Il monitoraggio del 1suolo e delle erbe invasive, inoltre, diventerebbe molto più semplice grazie all’automatizzazione dovuta all’AI, così come potrebbe giovare l’incrocio e l’analisi dei dati poi restituiti in formati più semplici. Prima di saltare a fantasie affrettate vanno però prima considerati costi e problematiche pratiche. Partendo dal mero fattore economico, un drone di ridotte dimensioni, anche solo un modello amatoriale, può arrivare a costare diverse centinaia di euro. Per droni adattabili all’utilizzo per monitoraggio agricolo, professionistici, raramente si scende al di sotto dei 4000; un piccolo stormo adatto a monitorare un terreno agricolo di media dimensione può facilmente raggiungere prezzi esorbitanti per i piccoli produttori. Senza contare poi le disuguaglianze tecnologiche mondiali, che rischiano di essere ulteriormente inasprite, ed il costo dell’elettricità, il quale si aggira attualmente intorno agli 0.14 euro l’ora, aggiungendo all’equazione una spesa non indifferente per alimentare sensori, processori e tutte le varie componenti dell’eventuale sistema. Non è inoltre solo un problema economico, ma anche di approvvigionamento dell’elettricità: ad oggi solo meno della metà dell’energia attualmente prodotta in Italia proviene da fonti rinnovabili, e nel complesso essa causa il 21% della produzione di gas serra nazionale, circa 67.5 Mt (dati ISPRA, risalenti al 2023). Danni ambientali causati dai data center, approvvigionamento non-etico di dei metalli rari (essenziali in processori, la cui domanda non farà che aumentare), problemi energetici ed economici… in tutto ciò, le emissioni globali non scendono entro i ritmi minimi necessari al mantenimento dell’accordo di Parigi: con l’aumento dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, esse non faranno che aumentare. In confronto al suo consumo, quanto ci farà risparmiare l’intelligenza artificiale? I benefici apportati riusciranno seriamente a compensare i danni causati? Domande del genere diventano di vitale importanza, vista l’imminente crisi climatica e l’incertezza economica che stiamo sperimentando di prima persona in questi ultimi anni.
L’arrivo così recente dell’AI nel mercato rende tuttavia incredibilmente complesso elaborare stime o previsioni affidabili, lasciando ai posteri l’ardua sentenza e ai contemporanei la sfiducia negli occhi rivolti al futuro
