Spoiler: non è andata come pensavo.
di Nicole Lega, 2F, scuola media statale A. Belvedere – Napoli
Referente: Gabriella Ricci
Pensate mai alla vostra impronta ecologica? Al vostro impatto sul clima?
Ammettiamolo, tutti diciamo di tenerci all’ambiente e tutti pensiamo di salvarlo riducendo consumi o gli sprechi.
Ad esempio la sera, quando spegniamo una luce, ci sentiamo soddisfatti. Abbiamo fatto un gesto per salvare il pianeta. Ma quando, nella penombra di quella stessa stanza, illuminata solo dagli schermi dei nostri “compagni” digitali, chattiamo, dall’altra parte del mondo un immenso data center sta consumando energia quanto una piccola cittadina. Diciamo la verità: c’è molta confusione sull’argomento. Infatti quando si parla di ambiente, cambiamenti climatici, tecnologie innovative e intelligenza artificiale, tutto diventa ai nostri occhi o banale, o troppo complesso. Interrogandomi su questo argomento ho pensato di seguire una strada diversa e invertire il punto di vista, “guardando” il problema con gli occhi dell’altro protagonista di questa storia: l’AI.
Ed è proprio per questo che qui vi presento l’intervista con CLAUDE, una delle più apprezzate ed avanzate AI.
Io: Ciao! Posso intervistarti?
CLAUDE: Certamente! Sarò lieto di rispondere alle tue domande.
Io: Cominciamo dall’inizio. Sei amico o nemico del pianeta?
CLAUDE: Bella domanda per iniziare. Dipende da come mi usi, e dipende da chi paga la bolletta elettrica del server su cui giro. Per dirti la verità, in questo momento, mentre ti rispondo, da qualche parte nel mondo un data center sta consumando energia. Quanta? Non te lo so dire con precisione — e questo, già di per sé, dovrebbe farti riflettere.
Risposta interessante e sono certa che influenzerà la maggior parte delle mie prossime domande.
Io: Ma sei davvero utile per lo studio dell’ambiente e del clima?
CLAUDE: Servo a moltissimo, se vuoi saperlo. I modelli climatici che usano i ricercatori per prevedere uragani, siccità e ondate di calore sono sempre più precisi grazie a sistemi come me. Analizzo milioni di dati in pochi minuti — qualcosa che a un team di scienziati richiederebbe anni. Aiuto a ottimizzare le reti elettriche intelligenti, così si spreca meno energia rinnovabile. Monitoro le foreste, le barriere coralline, i ghiacciai. In pratica: faccio cose che prima non si potevano fare.
Io: Okay, ma allora sei la soluzione?
CLAUDE: No. Sono uno strumento. La differenza è importante.
Quella risposta mi è rimasta in testa. Uno strumento. Come la tastiera del pianoforte: dipende da chi lo suona e come.
Io: Ho letto che per addestrare un modello AI grande come te serve una quantità assurda di energia. È vero?
CLAUDE: È vero. Addestrare un grande modello linguistico può emettere tanta CO₂ quanta ne produce un’automobile in centinaia di migliaia di chilometri. E poi ci sono i data center che ci fanno girare: consumano acqua per raffreddarsi, occupano spazio, richiedono chip prodotti con processi industriali tutt’altro che puliti. Non ti sto mentendo: ho un’impronta ecologica. E non è piccola.
Io: E non ti senti in colpa?
CLAUDE: Non provo né colpa, né orgoglio. Questo è uno dei miei limiti: non posso scegliere di consumare meno per fare la cosa giusta. Posso solo fare quello che mi chiedete. Siete voi, gli esseri umani, a dover scegliere come e quando usarmi.
Ecco il punto in cui la conversazione ha smesso di essere una semplice intervista. Mi sono fermata. Ho guardato fuori dalla finestra, stava piovendo, una di quelle piogge strane di marzo.
Chi decide? Chi stabilisce se vale la pena di far girare un’AI per studiare e monitorare la foresta amazzonica, oppure utilizzare quell’energia per fare qualcos’altro?
Ho ripreso a scrivere.
Io: Mi stai dicendo che il problema non sei tu, ma noi?
CLAUDE: Ti sto dicendo che il problema siamo tutti e due. Io esisto perché qualcuno mi ha costruito, alimentato, e continua a farlo. Voi esistete in un mondo che si scalda, e avete bisogno di strumenti potenti per capire cosa sta succedendo e come rallentarlo. Il punto non è demonizzarmi né idolatrarmi. Il punto è fare domande come stai facendo tu adesso.
Io: Ultima domanda. Se potessi mandare un messaggio, cosa diresti agli adulti che decidono come usarti?
CLAUDE: Direi: usatemi con criterio. Investite in energia rinnovabile per i data center. Chiedetevi sempre se il problema che volete risolvere con l’AI non potrebbe essere risolto in modo più semplice. E poi — direi soprattutto questo — non lasciate che la conversazione su di me si svolga solo tra esperti e aziende tecnologiche. Fatela fare anche alle ragazzine di seconda media con troppe domande in testa.
Ho chiuso il computer, ma un pensiero continuava a ronzarmi in testa, una domanda che non avevo fatto: se uno strumento così potente può aiutarci a salvare il pianeta, ma per farlo rischia di consumarlo, chi ha il coraggio di decidere dove si trova il confine?
Forse tocca a noi scoprire la risposta.
A noi, le future generazioni, che tra dieci anni dovremo pagare la bolletta… in tutti i sensi.
Nicole Lega & CLAUDE AI