Liceo Scientifico Statale Galeazzo Alessi (PG)
Agnese Kapllani 4I, Viola Menchetti 3A
Docente Referente: Chiara Fardella
L’AI è uno strumento che ci accompagna nella nostra quotidianità e sembra ormai indispensabile, però in molti non sono a conoscenza del suo effettivo impatto ambientale.
I Data Center rappresentano la base del mondo digitale e il loro utilizzo ha un enorme impatto in molti settori, anche se non in modo diretto.
L’intelligenza artificiale consuma enormi quantità di energia elettrica, stimata intorno all’1,5- 2% del consumo globale, un equivalente di circa 415 terawattora all’anno. Inoltre, molto spesso l’energia utilizzata per alimentarli deriva da fonti fossili, contribuendo in modo significativo alle emissioni di gas serra. Per il raffreddamento di un Data Center possono essere utilizzati fino a 110 milioni di litri di acqua all’anno, inoltre se consideriamo l’impatto immediato il consumo d’acqua è maggiore rispetto a quello dei rifiuti elettronici, ovvero i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Ma vi siete mai chiesti quanto dura la vita di questi server?
La loro durata varia dai tre ai cinque anni e dopo questo lasso di tempo vengono sostituiti, mentre i RAEE che li compongono vengono smaltiti. Ma lo smaltimento non viene eseguito sempre in modo corretto, provocando così molti danni, i RAEE sono infatti formati da metalli rari e tossici e una volta rilasciati nell’ambiente causano l’inquinamento del suolo, dell’aria e dell’acqua. Proprio per evitare che tutto questo accada sono state create delle leggi apposite, in Italia ad esempio il loro smaltimento segue la rigida norma del decreto legislativo n. 49/2014, che recepisce la Direttiva UE 2012/19/UE e il processo che viene utilizzato non è uguale per tutti i dispositivi, ma vengono distinti in RAEE domestici e professionali. L’obiettivo sarebbe quello di smaltire in sicurezza, cancellare i dati e recuperare materiali preziosi per ridurre l’impatto ambientale, evitando discariche o esportazioni illegali verso paesi extra-OCSE. Nonostante questo non si riesce sempre a smaltire tutti i rifiuti prodotti, infatti secondo lo United Nation Institute for training and research, nel 2021 sono stati raccolti soltanto la metà dei RAEE.
Ma allora qual è la quantità che viene effettivamente riciclata? Il report della Gestione RAEE 2024 del Centro di
Coordinamento RAEE dice che nel 2024 sono state oltre 540 mila le tonnellate di rifiuti elettrici domestici e professionali riciclate in Italia dagli impianti di trattamento, in crescita del 5,9% rispetto all’anno precedente, trainati da un aumento del 18,4% dei rifiuti professionali, per un totale di 170.269 tonnellate. I RAEE domestici, stabili, hanno raggiunto invece le 370.585 tonnellate.
Per il 2025 abbiamo dei dati parziali, ovvero delle stime sui consumi principali, l’Erion WEEE, un consorzio che gestisce i RAEE, nel 2024 ha coperto copre circa i 2/3 della raccolta nazionale e ha raccolto oltre 244.000 tonnellate di RAEE prevalentemente domestici, con un incremento di circa il 3% rispetto al 2024; nei primi 9 mesi del 2025 la raccolta complessiva è arrivata a oltre 270.000 tonnellate, con un incremento del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Anche se i punti di raccolta aumentano, comunque non riescono a sostenere l’aumento dei RAEE.
Le Big Tech stanno pesantemente investendo per trasformare i Data Center in nodi di un’economia circolare, ovvero di farli diventare una parte attiva di un circolo rigenerativo e di smetterla di considerare come uno strumento di immissione utilizzo e smaltimento. Alcune aziende stanno passando da un modello lineare a uno circolare come: microsoft che entro il 2030, mirando a riciclare il 90% dei rifiuti delle proprie operazioni, ha creato “Circular Centers” all’interno dei suoi data center per riutilizzare, ricondizionare o riciclare i server
dismessi, con un tasso di riutilizzo dei server che ha raggiunto il 90,9%.
Google: Che si concentra sull’economia circolare dei componenti hardware (l’insieme delle componenti fisiche, tangibili e meccaniche di un computer o dispositivo elettronico, tutto ciò che si può vedere e toccare), partecipa ad alleanze come la Circular Electronics Partnership per sviluppare reverse supply chain, ovvero sistemi per recuperare e rigenerare i prodotti a fine vita. Ma ci sono anche molti altri colossi che si stanno adoperando per ottimizzare gli scarti.
Non bisogna però dimenticare che il lavoro che fanno le big Tech non basta, che anche le aziende più piccole e le persone come singoli possono fare molto, anche se nel loro piccolo.
Ecco allora alcuni consigli per lo smaltimento dei rifiuti dei RAEE domestici:
-comprare e scegliere apparecchi di buona qualità facili, prima di gettarli cerchiamo di
ripararli: molto spesso i guasti sono facili da aggiustare e costano poco.
-se volete cambiare un apparecchio come una caffettiera, un televisore un po’ vecchio ma
ancora funzionante, prima di buttarlo provate a venderlo su Vinted o Subito oppure regalarlo
ad amici o parenti che ne hanno bisogno.
-evitiamo di fare acquisti impulsivi, pensiamo “ne ho davvero bisogno?” prima di comprare
gadget inutili che diventano RAEE in 1-2 anni.
E per i RAEE professionali come possiamo fare?
In questo caso è utile stabilire delle politiche interne di gestione dispositivi con regole chiare, ad esempio usare un PC 5-7 anni e sostituirlo solo quando necessario, dare una formazione ai dipendenti e sensibilizzarli, dotarsi di strategie di riparazione, riuso e conseguenze ambientali ed economiche dei RAEE, anche a livello manageriale.
Oggi purtroppo diamo per scontate molte cose, una di queste è proprio l’intelligenza artificiale, che lascia una scia, un’impronta che non si vede, ma si sente nel suolo. Nessuno se ne accorge, se non quei pochissimi che si chiedono come funzioni o quali siano le ripercussioni che ha. Bisogna capire che l’intelligenza artificiale è una risorsa preziosa, ma anche assai costosa, dobbiamo smettere di pensare che se ne abusiamo non ci saranno
conseguenze, solo allora riusciremo a creare un equilibrio tra costi e benefici.
